43esima Vogalonga a Venezia, oltre 8000 vogatori iscritti, 2700 imbarcazioni a remi: una marea incredibile di barche di ogni tipo  provenienti da tutto il mondo che hanno riempito fino all’inverosimile il Bacino di San Marco.  Alle 9 il colpo di cannone sparato dalla Marina Militare da il via alla manifestazione non competitiva, ma che i canottieri italiani presenti in gran numero cercano di contendersi il primato per arrivare per primi in Piazza San Marco.

Il percorso è di 32 kilometri che si snoda nella Laguna di Venezia, toccando le suggestive isole di Mazzorbo, Burano, e Murano per poi rientrare dal canale di Cannaregio e di nuovo nel Canal Grande fino a San Marco dove è fissato l’arrivo.  La Canottieri San Miniato presente con una gig (un tipo di barca a 4 vogatori con timoniere) ha preso il via alle 9 esatte dal Bacino di San Jacopo Yahya, Andrea D’Auria, Francesco Wang, Romano Uberti e al timone l’allenatore Enzo Ademollo esperto del percorso per aver  partecipato a 21 edizioni della Vogalonga. “E’ un percorso pieno di insidie,” racconta Ademollo, ”passare negli stretti canali con barche dappertutto e farsi largo per raggiungere la testa della gara non è cosa facile. Poi ci sono le bricole, cioè i pali che segnano i canali dove occorre non uscire per non arenarsi nelle tante secche che spuntano nella bassa marea.”

L’armo samminiatese impone subito una ritmo di voga molto alto lasciandosi dietro numerose imbarcazioni.  Dopo un’ora di gara la barca samminiatese si trova insieme ad una quarantina di imbarcazioni che ormai si erano distaccate dal serpentone di centinaia di barche, all’ingresso di Murano.  La San Miniato ha ancora incrementato il suo ritmo entrando in Cannaregio in quinta posizione per poi scatenarsi nel Canal Grande arrivando seconda dietro un equipaggio di casa della Canottieri Giudecca,  un armo fatto da atleti  fortissimi che avevano il  vantaggio di conoscere molto bene il percorso.

L’armo giallorosso ha percorso 32 kilometri in due ore nette un tempo di tutto rispetto. “Dedichiamo questa impresa alla Città di San Miniato,” dice Ademollo, “nella speranza che l’Amministrazione Comunale faccia tutto il possibile di darci una sede al Lago di Roffia degna nel nostro impegno.”

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